A cosa serve valutare?
Giovanna Monguzzi

 

Quali tipi di valutazione?

Dalla valutazione come comprensione oggettiva alla valutazione al servizio dell'azione pedagogica

"La valutazione dovrà diventare un atto di comunicazione utile …..
….Sarà indispensabile trarre tutte le conseguenze da questo fatto fondamentale".

Da C. Hadji, "Le valutazioni delle azioni educative", traduzione italiana, La Scuola, Brescia 1995, pp. 36-37.

La valutazione può essere la base per decidere come agire.

La valutazione rappresenta un aspetto importante delle esperienze di apprendimento, non semplicemente come giudizio da esprimere alla conclusione di un percorso (valutazione sommativa), ma come processo che accompagna e aiuta lo stesso processo formativo (valutazione formativa e formatrice).

Essa, pertanto, deve essere espressa prima di intraprendere un'azione d'insegnamento/apprendimento (analisi dei bisogni, accertamento dei pre-requisiti…), durante la sua realizzazione (individuazione dei risultati in itinere) e alla fine, come riscontro di quanto realizzato.

La valutazione del processo - e non solo del prodotto - svolge una funzione di particolare rilevanza anche nei confronti dell'orientamento della persona in formazione, aiutandola a comprendere i suoi interessi e capacità.



1. Verso un concetto di valutazione formativa: la valutazione come regolazione dell'apprendimento

Esame critico della valutazione sommativa

La valutazione sommativa coincide con quella finale o conclusiva di un percorso formativo.

Ora, questa valutazione sommativa, è, se effettuata senza essere accompagnata da altri tipi di valutazione, pedagogicamente molto contestata; è dominante dove prevale una logica di insegnamento, e non di apprendimento.

Le si rimprovera in particolare di essere:

- tardiva, perché non interviene se non alla fine del lavoro o della formazione, senza un "feed-back" regolatore durante l'apprendimento;

- lacunosa, poiché si interessa soltanto del prodotto finito, non del processo, del pensiero in particolare, né delle competenze e delle loro possibili applicazioni;

- normativa, perché paragona gli studenti uno in rapporto all'altro, gli individui in rapporto alle norme, spesso senza chiarire i criteri di valutazione, non ricerca in tutti i casi il successo per tutti, né paragona un individuo con se stesso per rilevare il suo progresso, né prevede dei rimedi.


Valutazione sommativa e formativa

In opposizione a questo "modello costrittivo", la valutazione formativa è regolatrice dell'apprendimento; fornisce - come dice Hameline - "immediatamente allo studente una informazione utile sul suo progresso o sulle sue lacune, e i mezzi per rimediare a queste ultime".

La valutazione formativa non tende alla discriminazione di livelli, ma all'accertamento delle singole abilità. La valutazione sommativa rileva invece il livello finale delle prestazioni, quando il processo formativo è terminato. Questo significa che viene dato un valore diverso alle prestazioni: nella valutazione formativa, ad esempio, l'errore è un elemento di informazione che serve alla ristrutturazione del piano di apprendimento; nella valutazione sommativa testimonia invece l'insuccesso dell'azione educativa.

Valutazione formativa e sommativa.

I limiti di questo percorso sono quelli della pedagogia per obiettivi: ci si fa carico soltanto delle performance comportamentali osservabili, a spese dei processi psichici e delle capacità trasferibili; non si riconoscono le rappresentazioni del risultato atteso, dell'appropriazione costruttivista dei criteri e delle strategie mentali che sono all'opera nella realizzazione. Da qui l'esigenza di un approccio detto di "valutazione formatrice" (Nunziati).


2. Valutazione Formativa e Formatrice

Le interpretazioni attinenti a una valutazione formativa e formatrice riguardano sia chi impara, sia chi insegna, nello svolgimento di un determinato compito. E' un tipo di valutazione multipla che comprende la fase dell'accertamento dei prerequisiti necessari al conseguimento di un risultato e la verifica a livello intermedio e finale, con un coinvolgimento sia della persona che apprende, sia della persona che accompagna l'apprendimento.

La valutazione formativa

Il concetto di valutazione formativa (VF) è stato proposto da Scriven nel 1967, in opposizione a quello di valutazione sommativa, la cui funzione consiste nel determinare il valore di un programma la cui elaborazione è terminata. La funzione della valutazione formativa consiste nel migliorare, per quanto è possibile, dunque nel corso dell'elaborazione, il progetto d'azione (valutazione nel corso del lavoro allo scopo di migliorarlo).

In seguito la nozione di valutazione formativa è stato associata a quella di insegnamento differenziato: Perrenoud definisce la valutazione "realmente" formativa come quella che "diagnostica in maniera analitica i modi di funzionamento, le difficoltà specifiche, gli interessi, i ritmi di ciascuno. Non si tratta dunque di misurare, ma di analizzare, di diagnosticare: concentrarsi sull'allievo per conoscerlo meglio, al fine di aiutarlo meglio. Tale è l'ambizione di fondo della valutazione formativa. Lungi dall'essere una misura, essa è un atto sociale".

Essa è pensata come pietra angolare di una pedagogia differenziata. Il ruolo del formatore consiste nell'organizzare delle situazioni perché diventino istruttive o educative. Il ruolo della valutazione è quello di dare informazioni utili sull'attività di apprendimento della persona in formazione per facilitarla. Il suo intento fondamentale è contribuire al miglioramento degli apprendimenti.

Alla domanda: "per che cosa valutare?" La VF risponde che durante l'apprendimento si valuta per regolare o adattare l'azione; i due termini direttivi sono dunque quelli della regolazione e dell'adattamento.

Regolare vuol dire assicurare l'articolazione tra le caratteristiche delle persone in formazione e quelle del sistema di formazione. La valutazione ha il fine di adattare l'insegnamento alle differenze individuali nell'apprendimento.

Così questo tipo di valutazione incentrato sui processi piuttosto che sui prodotti, oltre ad essere una valutazione continua, nel senso che segue da vicino le attività ed il progresso di ciascuno, è anche puntuale, in quanto permette al formatore di intervenire rapidamente, caso per caso, mediante una raccolta di informazioni ogni volta appropriata e specifica (sostegno sistematico).

Il ruolo della valutazione è dunque quello di dare informazioni utili sull'attività di apprendimento della persona in formazione, per facilitare tale attività. Il solo problema importante è ora quello di sapere come sia possibile fare ciò; infatti se come caratteristica determinante c'è la volontà di favorire gli apprendimenti, la valutazione non può essere davvero formativa se non a patto che venga illuminata e guidata da un sapere che riguarda gli apprendimenti.
Finché tale sapere non è costruito, la valutazione formativa rimane sul piano dell'utopia. Occorre dunque superare il piano dei comportamenti osservabili (dal formatore) per soffermarsi sulle operazioni mentali, sugli atti dell'apprendere (descrivibili dalla persona in formazione).

La valutazione formatrice

La valutazione formatrice rappresenta il prototipo stesso di ciò a cui porta logicamente l'intento di instaurare una valutazione formativa. Per G. Nunziati, la valutazione formativa, divenendo formatrice, si presenta come un sistema pedagogico capace di realizzare l'intento formativo. Tutto si riordina intorno all'attività della persona in formazione. La valutazione formatrice prevede la partecipazione del soggetto alla regolazione delle proprie attività. Per divenire efficace e contribuire effettivamente alla regolazione degli apprendimenti, la valutazione deve divenire autovalutazione.

- La regolazione diviene essenzialmente affare della persona in formazione
- Il suo compito è quello di costruire un buon sistema interno di pilotaggio
- L'autoregolazione è la pietra angolare del dispositivo pedagogico
- L'autovalutazione è la chiave di volta di tutto il sistema: di particolare rilevanza è l'impostazione di un approccio valutativo che consenta all'alunno/a di maturare una consapevolezza del proprio percorso di apprendimento, in modo tale che la valutazione sia soprattutto un'auto-valutazione.

La logica dell'apprendimento, che trova nella persona in formazione l'attore principale, prende il posto di una logica dell'insegnamento, che accorda troppo interesse al pilotaggio esterno.

Il "dire" del formatore lascia spazio al soggetto in formazione, che partecipa in modo essenziale alla costruzione del proprio percorso di apprendimento tramite la presa di coscienza di ciò che accade e la regolazione del percorso formativo.

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